Cinque mesi con Mangiario: cosa ho scoperto usandolo

Ho creato Mangiario per ricordare le mie uscite. Dopo circa cinque mesi, alcune cose sono andate come mi aspettavo. Altre mi hanno sorpreso.

Da dove sono partito

Sono Francesco e ho creato Mangiario perché volevo ricordare le mie esperienze nei locali. Cosa avevo mangiato e bevuto, cosa mi era piaciuto, con chi ero e di cosa avevamo parlato. Tutte quelle cose che sul momento sembrano facili da ricordare.

In questi primi cinque mesi l'ho usato insieme alle prime persone che hanno voluto provarlo. Per alcune è stato utile, per altre molto. E adesso ho qualcosa da raccontare su come ci siamo trovati.

Quando torno in un posto

La prima conferma arriva quando torno in un locale già visitato. Posso rivedere cosa avevo ordinato, come mi ero trovato e i particolari della serata. Magari il posto lo ricordo bene, però il nome della bevanda o un dettaglio dell'atmosfera mi sfuggono. Se si esce spesso, dopo qualche mese succede.

E questo vale anche per chi ha buona memoria, ci mancherebbe. Avere quei dettagli a disposizione è comodo: li rileggo quando mi servono.

Le classifiche mi hanno sorpreso

Una delle cose che ha sorpreso me e i primi utilizzatori è che le classifiche personali servono davvero. Quelle dei locali, del cibo e delle bevande aiutano a confrontare ciò che abbiamo provato e a ritrovare quello che ci era piaciuto di più, anche in posti diversi.

Penso a una birra scelta tra tante: non mi ha soddisfatto e ho annotato il motivo. Quando torno, posso rileggere quella nota e scegliere altro. Oppure ritrovare un piatto che mi era piaciuto e confrontarlo con quello provato altrove. Sono informazioni che tornano utili davanti al prossimo menu.

E poi ci ritroviamo a parlarne

Un'altra cosa piacevole è rileggere i racconti con le persone con cui abbiamo vissuto quelle esperienze. Una serata di quattro mesi prima, un episodio, il riferimento a qualcuno che non vediamo da un po' e che quella volta ci aveva raccontato qualcosa. Basta un appunto e riprendiamo a parlarne.

È successo anche con persone non iscritte all'app, mentre ricordavamo insieme. La conversazione parte da quel dettaglio e poi va avanti: ci tornano in mente altre cose, altri momenti di quella serata.

Scrivere per sé lascia spazio ai dettagli

In una recensione pubblica mi viene naturale parlare del cibo, del servizio o dell'attesa. I fatti personali della serata preferisco tenerli tra le persone che c'erano. E sono spesso proprio quei dettagli che mi interessa ritrovare.

In Mangiario posso conservarli: il racconto resta personale e, se lo condivido nell'app, riguarda le persone iscritte coinvolte in quella specifica esperienza. Posso scrivere anche cosa è andato storto, senza pensare a come raccontarlo a sconosciuti.

Sì, un po' di impegno ci vuole

È una delle critiche che ho ricevuto: usare Mangiario richiede impegno. La capisco. L'app è stata semplificata rispetto agli inizi, però scegliere cosa annotare e raccontare un'esperienza richiede un po' di attenzione.

Se dovessi quantificarlo, direi cinque-dieci minuti per un'esperienza raccontata, secondo quanto si vuole scrivere. È una mia stima, non un tempo uguale per tutti. Per me ha senso dedicarli a qualcosa che potrò rileggere. Penso che Mangiario possa interessare a chi riconosce questo stesso valore.

Una serata dopo l'altra

Le esperienze si aggiungono una all'altra. Posso rivedere quelle migliori e quelle meno riuscite, i piatti che riprenderei e le bevande che eviterei. E ritrovare le persone e gli episodi legati a quei posti.

Dopo questi primi mesi, è questo il vantaggio che riconosco a Mangiario. Ho uno storico che mi aiuta a scegliere dove tornare, a confrontare un ordine e a riprendere una conversazione con chi era con me. È il motivo per cui continuo a scrivere le mie esperienze.

Quale esperienza vorresti ritrovare?

Un piatto, una persona, un dettaglio della serata. Puoi cominciare da lì.

Prova Mangiario